Drammaturgia

di Caterina Ardizzon. Adattamento teatrale del romanzo City di Alessandro Baricco, che ha concesso la liberatoria per la messa in scena.

Il progetto

Mi dice che sono matta. Ma questo non c’entra niente. È come la faccenda dei fiumi. Se un fiume deve arrivare al mare lo fa a furia di girare a destra e a sinistra, quando indubbiamente sarebbe più veloce, più pratico, andare diritti allo scopo invece di complicarsi la vita con tutte quelle curve […] non è un modo assurdo o logico, non è né giusto né sbagliato, è il loro modo, semplicemente il loro modo. E basta.

“Caterina è matta”, me lo sono sentito dire tantissime volte, si dice per ridere. Io volevo essere come tutti quelli seduti vicino a me, non mi faceva ridere. Mi sentivo sbagliata e leggere questa cosa dei fiumi mi metteva tranquillità. L’avevo trovata in un romanzo, City. Quel romanzo sono molte storie intrecciate. Scelgo e riscrivo quelle che mi sembrano più interessanti, poi taglio, cucio e concludo il mio esperimento: la storia di Ruth, 25 pagine, 11 personaggi.

Spesso capita che pur di raggiungere un obbiettivo ci attribuiamo delle aspettative che non corrispondono ai nostri reali bisogni. Quella faccenda dei fiumi per me significa che non dobbiamo per forza seguire delle tappe prestabilite della linea del tempo delle nostre vite, ma succede che il fatto di non seguire la linearità prevista ci fa sentire inadeguati. E ne parlo con amici e colleghi, che lo pensano anche loro. Scopro anche che forse lo pensa un illustratore che non conosco di persona, G. Guglielmo:

Lo pensa anche Ruth, paziente psichiatrica, che ricrea la vita lasciata fuori dall’ospedale con un gioco di scatole cinesi. Un viaggio attraverso tante stanze: emotive, divertenti, nostalgiche, concitate, liberatorie. La traduzione scenica di queste stanze sono i diversi modi di raccontare l’immaginazione. Alcuni personaggi sono reali, altri no. Il figlio ha degli amici che vede e sente solo lui. La governante racconta di un western dove si è fermato il tempo. Alcuni fatti succedono realmente, altri sono esternazioni di convinzioni, pensieri, speranze, delusioni che completano il mondo che le è stato negato.

Sinossi

All’inizio Ruth viene portata via, lasciando soli il marito Halley e il loro figlio Gould; la ritroveremo solo alla fine. Halley vive in una base militare e si prende cura del figlio parlando al telefono e assumendo la governante Shatzy. Tra Gould e Shatzy c’è affetto sincero; la fiducia che Gould, bambino genio, ripone in lei è tale da fargli trovare il coraggio di partire e lasciare la vita impostagli dalla società. Shatzy e Halley allora si incontrano per la prima volta e si riconoscono nell’incapacità di affrontare ognuno la propria condizione. Il desiderio di Shatzy è fare un western. Quando era bambina ha incontrato Bird, vecchio pistolero, e da quel momento non smette di raccontare la storia di Closingtown, cittadina a cui hanno rubato il tempo. La racconta anche a Ruth, quando alla fine decide di andarla a trovare. È in questo momento, grazie a un soliloquio di Ruth, che capiamo che Shatzy è frutto della sua immaginazione, e mettiamo in dubbio tutto quello a cui abbiamo assistito finora. Però vogliamo sapere come finisce il western, e Ruth ce lo racconta. Lo straniero Wittacher smaschera un imbroglione e riesce a far tornare il tempo sacrificando la vita di Bird, che ormai era troppo vecchio e non vedeva l’ora di morire. Nel momento esatto in cui Bird viene ucciso, le lancette ripartono e Shatzy muore.